DOLMEN E MENHIR

    La pietra ha accompagnato il cammino e l’evoluzione dell’uomo fin dalle origini.
Fin dalla comparsa dei primi esseri umani la pietra ha sempre avuto grande importanza!
Grotte e rocce sporgenti offrivano riparo agli uomini del Paleolitico.
La selce scheggiata e tagliente era usata come arma o utensile. Anche nel Neolitico il ruolo della pietra rimane fondamentale (aratro, falce, macina, ruota…)
Quando alla caccia, alla pesca e alla raccolta si affiancano l’agricoltura e l’allevamento, si rafforza la dimensione spirituale dell’uomo nella sua lotta quotidiana contro gli avversi elementi della natura.
Nasce l’arte e la fede.
È sicuramente in questa visione che si giustificano DOLMEN e MENHIR, così numerosi nella terra salentina.
I Menhir sono colonne monolitiche di varia altezza. Il termine proviene dal dialetto bretone e significa pietra lunga (men = pietra  e  hir = lunga). Hanno la forma di un parallelepipedo e, di solito, hanno le due facce più larghe che guardano verso est e verso ovest.


 

Sul significato dei menhir e sul loro uso gli storici non sono tutti d’accordo:

û       Indicatore di falda acquifera;

û       Punto di riferimento e di orientamento;

û       Segno di confine tra proprietà diverse;

û       Punto di incontro;

û       Elemento di fede e/o devozione.

Se ne trovano disseminati in tutto il Salento, ma sono maggiormente concentrati nel territorio di Giurdignano.

I dolmen sono costruzioni formate da più pietre che sorreggono un lastrone di copertura
. Anche questo termine viene dal dialetto bretone (dol = tavola  e  men = pietra).


Dolmen Stabile a Giuggianello

Anche la destinazione d’uso dei dolmen è controversa:

û       Ricovero per gli animali;

û       Altare per sacrifici;

û       Tomba;

û       Luogo per riti religiosi;

û       Riparo occasionale.

Anche i dolmen sono diffusi nelle campagne salentine.
Nella campagna di Giurdignano si trova il dolmen Stabile; probabilmente ha questo nome perché ci “stabulavano” le pecore (stabulare = alloggiare).
Una caratteristica di questo dolmen è un evidente solco che percorre lungo il margine quasi tutto il lastrone nella sua faccia superiore e termina in una specie di grondaia. Si pensa che il dolmen dovesse servire per riti sacrificali e il solco permetteva al sangue di colare tutto da una parete.

 

PIETRE MESSAPICHE

    Quasi certamente i Messapi sono giunti nel nostro territorio via mare, dall’oriente, forse dall’attuale Albania.
Il loro nome deriva da Messapia che significa TERRA TRA DUE MARI.
Praticavano l’agricoltura e l’allevamento (anche l’apicoltura); erano abili pescatori e allevatori di ostriche e mitili.
Fiorente era l’artigianato che si basava su prodotti in ceramica, terracotta e bronzo; tipica è la produzione di un vaso, detto TROZZELLA, così chiamato per le decorazioni a forma di rotella poste sulle anse (manici).
I Messapi furono anche abili commercianti ed esportavano i loro prodotti in Grecia.
Adoravano molte divinità e a loro sacrificavano animali e offrivano prodotti agricoli. BALAKRAS era il dio del sole, ZAVAOS il padre degli dei, BATHOS il dio della terra, GRAHIA la dea delle messi e della fertilità.
Usavano seppellire i loro defunti in appositi luoghi fuori città (NECROPOLI = città dei morti).
Le tombe messapiche erano tutte realizzate in pietra, alcune in un unico blocco scavato per contenere il cadavere; altre erano formate da più blocchi messi insieme. Le tombe avevano una copertura fatta con una lastrone che, a volte, presentava delle scanalature laterali che ne consentivano l’impugnatura e il sollevamento.

 

 


LE EPIGRAFI MESSAPICHE

   La parola EPIGRAFE è di origine greca formata da EPI (sopra) + GRAPHEIN (scrittura): significa SCRITTURA SOPRA; infatti le epigrafi messapiche sono incisioni sopra le pietre.
Molte di esse si trovano nelle parti interne delle tombe. Alcune sono ripassate di rosso; questa tecnica viene detta RUBRICATURA.
L’alfabeto con cui sono scritte si rifà a quello greco. Le lettere sono leggibili, ma la comprensione delle parole è molto difficile perché manca lo spazio tra parola e parola; inoltre il verso della scrittura non è sempre da sinistra verso destra. La scrittura messapica viene detta BUSTROFEDICA perché segue il movimento del bue che ara la terra (in latino bos = bue).
La maggior parte delle epigrafi messapiche sono state rinvenute durante gli scavi archeologici in Alezio; per questo motivo il nostro paese è un riferimento molto importante per i glottologi.


Alfabeto messapico

GROTTA DEI CERVI

   La Grotta dei Cervi si trova nel Salento, a Porto Badisco, vicino Otranto.
È stata scoperta nel 1970 (40 anni fa) da un gruppo di speleologi; oggi è considerata dagli esperti il più spettacolare complesso pittorico di epoca tardo-preistorica.
Prende il nome dalle numerose scene di caccia al cervo che vi sono raffigurate.
            
È composta da un sistema di cunicoli e corridoi che si trovano a circa 30 metri di profondità, alternando rare scale, faticosi percorsi in salita, rapide e scivolose discese, un piccolo laghetto d’acqua cristallina. Il percorso è di circa 2 chilometri.
Le pitture si presentano in due colori: color bruno (guano di pipistrello) e color rossastro (terra ocra); ritraggono elementi figurativi (uomini, donne, bambini, animali, oggetti) ed elementi simbolici (spirali, croci, forme geometriche). Nella parte più interna della grotta vi è una figura antropomorfa che gli studiosi chiamano “lo sciamano” una specie di stregone/indovino; accanto vi sono tante impronte di piccole mani (bambini di 8-10 anni). I paleontologi pensano che questo punto della grotta sia stato un luogo quasi religioso per riti di iniziazione dei bambini davanti allo sciamano.
Oggi la grotta è chiusa al grande pubblico; PECCATO!

 


Lo Sciamano